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mercoledì 10 aprile 2013

Istanti prima

di Armando Cervetti 

Ci sono capitoli della storia che non si possono e non si devono dimenticare. Insieme a essi viaggiano in parallelo storie che contribuiscono a mantenere vivo nel tempo il ricordo di quegli stessi capitoli.

Una è questa. 

L’ente umanitario ebraico American Joint Distribution Committee (JDC), nel 1935 incarica un fotografo di documentare la vita nelle città e nei ghetti delle famiglie ebree. Il fotografo si chiamava Roman Vishniac e ancora non sapeva di essere sul punto di fermare sulla sua pellicola istanti appartenenti al mondo dello schtetl polacco alla vigilia della sua eclissi e del macello dell’Olocausto. Le sue immagini guardano dritto negli occhi, raccontano storie, evocano momenti di vita quotidiana e soprattutto emozionano. 
Vishniac lavorò principalmente con due macchine fotografiche, una Rolleiflex e una Leica, e raccolse moltissime immagini; un corposo estratto è contenuto nel libro "A Vanished World" (Un Mondo Scomparso). 

ph. Roman Vishniac

ph. Roman Vishniac
"Queste foto mostrano delle persone e dei luoghi che non esistono più; ma, nel mio ricordo, esse sono sempre là. Spero che voi guarderete ciascuna di queste foto assieme alla loro storia, e che anche voi vedrete il mondo che io ho visto". (Roman Vishniac)

ph. Roman Vishniac


ph. Roman Vishniac

ph. Roman Vishniac

ph. Roman Vishniac

Info
http://vishniac.icp.org/

Biografia completa
http://en.wikipedia.org/wiki/Roman_Vishniac#Photography_2

A vanished World, il libro
http://www.amazon.com/A-Vanished-World-Roman-Vishniac/dp/0374520232


venerdì 30 novembre 2012

Luzinterruptus e la lettura

di Armando Cervetti 

Si chiama Luzinterruptus il collettivo artistico anonimo che opera interventi in spazi pubblici con un filo conduttore più che mai evocativo: l'incontro tra le luci e il buio della notte.

Lo scorso giugno, in occasione del festival Light in Winter di Melbourne, il collettivo ha realizzato la sua più grande installazione.
Il tema del festival era "la lettura" e Luzinterruptus, per l'occasione ha presentato il progetto Literature vs Traffic, lo stesso progetto che era stato già installato per le strade di New York, ma senza alcuna autorizzazione da parte della città.

Pubblichiamo di seguito alcune immagini dell'impressionante intervento del duo (presumibilmente) di Madrid. (Foto Gustavo Sanabria)










Link
Luzinterruptus
Gustavo Sanabria
Literature vs Traffic




mercoledì 21 novembre 2012

Storefront, quella faccia di New York che sta scomparendo lentamente.

di Armando Cervetti

Fotografare significa documentare. Le memorie che abbiamo dei tempi passati, siano esse chiuse in qualche cassetto del soggiorno di casa o diligentemente archiviate in pubbliche strutture adibite alla loro raccolta  sono fatte in gran parte di immagini. Luoghi che cambiano con il tempo, persone che crescono e persone che non ci sono più sono attimi congelati per sempre che, per sempre, ci trasmetteranno quella ben precisa emozione legata all'indelebile ricordo dell'istante vissuto. Potere di un click. 

ph. James & Carla Murray

Nel libro dei fotografi James e Carla Murray dal titolo Storefront: the disappearing face of New York, l'intento di fermare il tempo e lasciare traccia indelebile di ciò che un giorno non ci sarà più è molto forte. Il progetto, infatti, si concentra sul racconto puntuale delle coloratissime facciate dei negozi storici della Grande Mela, che giorno dopo giorno vanno scomparendo e ne disegna una mappa rigorosa e affascinante. 

Guardare Storefront è quasi come fare due passi in quello spaccato di New York. Unico neo? Non essere abbastanza vicini da poter entrare in quegli stores a curiosare per ore.


ph. James & Carla Murray
ph. James & Carla Murray
ph. James & Carla Murray
Link
J&C Murray
Storefront, il libro

martedì 20 novembre 2012

The Wrong Side, vite al confine

di Armando Cervetti

Ci sono luoghi che geograficamente stanno al confine e che, immancabilmente, anche solo per il fatto di trovarsi lì, ospitano vite altrettanto al confine. E' un'invalicabile linea immaginaria che separa due mondi, distanti pochi metri l'uno dall'altro. Ed è proprio attorno a questo scenario che si sviluppa il lavoro fotografico di Jérôme Sessini dal titolo The Wrong Side, che racconta le storie di coloro che stanno "dal lato sbagliato" di quel muro invisibile.

ph. Jérôme Sessini
Il progetto di Sessini è il risultato di quattro anni di lavoro in Messico tra Culiacán, Tijuana e Ciudad Juárez, le città più pericolose del paese, devastate da anni di guerra per il controllo dello spaccio degli stupefacenti da parte degli uomini del cartello della droga, una guerra che ad oggi ha provocato la morte di 26.000 persone tra trafficanti, poliziotti e civili.


Alcune immagini tratte da The Wrong Side di Jérôme Sessini sono in mostra da Forma a Milano fino al 2 dicembre, mentre il progetto completo, 90 fotografie, è anche un libro edito in Italia da Contrasto.


ph. Jérôme Sessini
ph. Jérôme Sessini
ph. Jérôme Sessini
ph. Jérôme Sessini


The Wrong Side - Jérôme Sessini
Fondazione Forma per la Fotografia
7 novembre - 2 dicembre 2012
Orario
tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì dalle 10 alle 22
lunedì chiuso 
Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro

Informazioni 

lunedì 22 ottobre 2012

1960. Io reporter - la passione di Ermanno Rea per la fotografia di reportage diventa un libro

di Armando Cervetti



Il 10 ottobre è uscito per Feltrinelli, 1960. Io reporter, che raccoglie le immagini scattate dal 1955 al 1965 dal giornalista e scrittore napoletano. Classe 1927, Ermanno Rea, un passato da giornalista e un presente da scrittore, di costante ha sempre mantenuto la passione per la fotografia e il reportage. Tanto che alla fine degli anni '50 interrompe la carriera giornalistica all'Unità per dedicarsi unicamente allo scatto e andare in giro a raccontare il mondo con tre Leica e una Rolleiflex. Rea ha fotografato le condizioni di vita – spesso difficili – del Meridione italiano e di molti altri paesi, dal Giappone all’Irlanda, dalla Germania al Nepal.



Ermanno Rea (© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano)

Il Libro
"1960. Io reporter» (Feltrinelli, 238 pagine di grande formato, 25 euro) è il libro che ci tramanda una parte del lavoro fatto in quegli anni da Rea in diverse parti del mondo, dal nostro Mezzogiorno al Nepal, dal Giappone all'Africa, dalla Germania all'Irlanda.

Ermanno Rea (© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano)
Ermanno Rea (© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano)
 Preceduto da un ampio e intenso racconto delle vicende, spesso assai cupe, che si intrecciarono a quella scelta professionale, è in sostanza ciò che rimane di un grosso archivio che per la maggior parte è andato disperso (perché trafugato mentre era in deposito presso un'agenzia di Milano), e che tuttavia, per la parte residua, recuperata in modo spesso fortunoso, ben documenta una sensibilità tipica dell'epoca, lo spirito di un lavoro fatto tenendosi sempre dalla parte degli ultimi, di quel proletariato le cui sorti restavano centrali anche nella visione di un intellettuale profondamente deluso dalle ambiguità, dagli equilibrismi, dalle menzogne della macchina-partito. Documenta, inoltre, la prima stagione del fotogiornalismo italiano, quella di maestri come Garrubba e Sansone — poi ne vennero molti altri, da Dondero a Mulas — in un'epoca in cui quel mestiere si poteva scegliere come abbracciando il sogno di una vita piena e avventurosa, benedetta da tanti privilegi (compreso, persino, quello economico), sia pure subordinati al grado di intelligenza e di apertura mentale dei committenti, tenuto conto del fatto che «i direttori dei giornali in genere non capiscono un cazzo, quasi peggio dei loro redattori dipendenti» (ma nel racconto di Rea ci sono anche direttori di tutt'altra pasta, primi fra tutti Mario Pannunzio e Gaetano Tumiati)". (fonte: corriere del mezzogiorno)